Ventotene Diving Center

Testimonianze di antichi naufragi

Non deve destare meraviglia se il patrimonio storico di Ventotene, vada a “riflettersi” anche sott’acqua, nei fondali antistanti l’isola, in cui sono stati finora effettuati diversi ritrovamenti di rilievo. D’altronde le isole pontine erano destinate ad assumere grazie alla loro strategica posizione geografica un ruolo fondamentale nei traffici del commercio marittimo, soprattutto da quando entrarono a far parte dei possedimenti romani. Nel tempo queste gemme del Tirreno andarono infatti a costituire importanti possibilità di scalo, o comunque andarono a lambire le principali rotte romane che interessavano parte del settore occidentale del Mediterraneo.
Il relitto più importante, risalente alla metà del I sec. a.C., è stato localizzato a 42 metri di profondità, nell’area sommersa nota come Le Grottelle, nel tratto di mare che divide Ventotene da Santo Stefano. Si trattava di una nave da carico che stava trasportando della mobilia preziosa, di cui si sono recuperati vari reperti in bronzo, placchette di osso, di avorio ed altri materiali. Molti di questi oggetti costituivano la parte decorativa dei caratteristici letti – divano (klinai) del mondo romano. Di particolare valore artistico risultano alcune placchette ossee raffiguranti testine umane ed animali, esseri vegetali e mitologici.

Un mare di storia

Nella zona di Punta dell’Arco è affondata nel I sec. a.C. una  nave destinata al trasporto di vino. Di quel carico faceva probabilmente parte anche il grande dolio oggi esposto all’ingresso del Museo di Ventotene, un grande contenitore di terracotta della capacità di oltre 2000 litri. In base alle varie analisi effettuate, è stato accertato che la nave avrebbe dovuto assicurare dall’Italia vino pregiato in Francia e nella penisola iberica, trasportato in questi appositi contenitori di terracotta, riportando a Roma per il normale consumo quotidiano vino di seconda qualità. Sempre in questa zona dell’isola sono stati rinvenuti, appartenenti ad un relitto del I sec. a.C., vari lingotti di piombo, chiodi, uno scandaglio e un anello in piombo utilizzato per le manovre delle vele. Dagli stampigli contrassegnati sui lingotti si è potuto risalire ai nomi dei commercianti che importavano metalli dalla penisola iberica. Punta dell’Arco doveva comunque costituire una zona molto insidiosa per le antiche navigazioni, poiché un’altra imbarcazione, trasportante anfore ripiene di ocra, era destinata a naufragare in queste acque. Altro rinvenimento importante è una testa del giovane Tiberio (I sec. d.C.), scoperta nel porto romano.